Mitote | prefazione

di Peter Patti

"Il mondo era arrivato al limite, la soglia del non ritorno era lontana, oltre l'orizzonte alle nostre spalle. Mai l'uomo, durante le varie epoche, si era spinto così lontano. Tutto il pianeta trasudava una sensazione di fragilità, di stanca indifferenza e distacco."

Scrivo queste note all'inizio del Terzo Millennio, dentro al carro che procede in bilico sopra un precipizio, e so che tutti voi state provando il mio stesso senso di disagio, la stessa vertigine di cui io sono preda. La realtà muta di continuo e noi corriamo verso qualcosa che potrebbe essere la perdizione totale o, forse, un nuovo presente. Sulle superfici di plexiglas, qualcuno ha scritto: NO FUTURE. In effetti, l'unica certezza è il buco nero in fondo al cammino.
Devo confessare che, durante la lettura di Mitote, ho avuto spesso voglia di fumare qualcosa; qualcosa di più consistente delle pallide Lucky Strike che avevo a portata di mano. Mitote è come il sogno di un fumatore di hashish; i protagonisti consumano allegramente joints e whisky, tanto che a un certo punto viene da chiedersi se la conoscenza cui infine approdano non sia, anch'essa, frutto di un sogno.
Certamente Patrizio Pinna non è un adepto di Tolkien, ma l'intrecciarsi di favole e di miti fanno inquadrare questo suo romanzo nel genere fantasy almeno quanto in quello della fantascienza. La storia riesce a intrigare fin dall'inizio. Ale e i suoi quattro amici, on the road per gli spazi interstellari, possiedono una loro autenticità che li rende più vicini a noi che non ai nostri cloni a venire. Stupende le metafore e certe frasi - anche poetiche - che impreziosiscono la prosa:
"Un passeggero le chiamò nuvole" (in riferimento alle prime nuvole in cui i ragazzi s'imbattono)... "Un albergo a due stelle cadenti"...
Pat Pinna (già curatore del sito Internet Gli scrittori del disagio) si rivela essere un filosofo là dove descrive la crisi, i dubbi di Ale (= Alessandro) nel tentativo di trovare il Se Stesso che, a causa di situazioni contingenti, ma anche della sua giovane età, finora non è mai potuto essere.

"Fu panico allo stato puro, di lì ad un secondo la mia anima mi sarebbe passata davanti ed io non avevo il tempo materiale per formulare un solo concetto. Toccai con mano il caos e la pazzia, l’anima mi passò accanto e mi urlò qualcosa che non compresi. Non riuscii a pensare, agii d’istinto, d’altra parte ero venuto sin qui solo per ritrovarla e dovevo andare in fondo nel bene e nel male. Mi tuffai su di lei (...)"

L'odissea condurrà i cinque ragazzi al loro proprio io; in senso però più mistico che freudiano. Mitote non è, dunque, soltanto letteratura di genere: è anche il risultato di un'indagine introspettiva.
Il pianeta d'arrivo, con i suoi vecchi saggi e con i suoi docili e un po' rustici abitanti, ricorda l'Island di Aldous Huxley. Del resto, pure le visioni oniriche di Ale & Co. riportano alla mente l'Huxley degli anni californiani, quelli della sua ricerca spirituale; vedasi The Doors Of Perception, in cui il grande scrittore inglese descrisse le sue esperienze con la mescalina e l'LSD.
Si incomincia sulla Terra, e ciò che si ricava dalla lettura delle prime pagine è a volte esaltazione, a volte un senso di oppressione.
Oppressione per il sospetto che nel libro venga anticipato il destino, tutt'altro che roseo, verso cui sta precipitando l'umanità.
L'esaltazione deriva invece dalle ingegnose descrizioni di una realtà utopica che, attraverso la scrittura sciolta di Pinna, sembra quasi di vedere come fosse un film sfornato dai cantieri dell'onnipossente Hollywood. Ed esaltazione pure perché il romanzo è un unico, grande inno all'amicizia. Amicizia e Amore: possibile che questi valori possano sopravvivere anche in un domani dalle tinte orwelliane?
I cinque ragazzi, che sono soliti consumare Guinness sintetiche in un cyberpub (così come l'Alex di Arancia ad orologeria fa il pieno al Milkabar insieme ai suoi droogs), decidono di fuggire dalla cupa quotidianità verso un pianeta che non gode certo di ottima fama: Mitote. Il che equivarrebbe, per i ventenni di oggi, andare a campeggiare in Nordafrica o - che so io - su Linosa.
Dopo una tappa sul lugubre pianeta Frieden, eccoci dunque alla meta; e qui altro è il paesaggio, altre sono le prerogative.
I dialoghi risultano vivaci, frutto di un autentico vissuto; e in gran parte è proprio merito dei dialoghi se la lettura riesce ad appassionare e a divertire.
Divertire, sì; e non è un eufemismo: l'amicizia che lega i ragazzi, il loro viaggio-avventura, il loro fare blues, il loro bisbocciare insieme... tutto ciò richiama alla mente i nostri anni migliori. Chi tra i lettori è rimasto aggrappato a certi episodi della sua gioventù - fummo tutti Tom Sawyer e Hack Finn! - si riconoscerà facilmente in Ale, in Anto o in un altro dei protagonisti.
Mitote, dapprima inquietante come uno di quei pianeti fittizi sui quali ci hanno teletrasportati Clarke ed Asimov, si rivelerà il fertile terreno per un'esperienza dai risvolti mistici e/o mitologici; difatti, esplorandolo insieme ad Ale e alla sua gang, ci pare di vivere a poco a poco una nuova epopea di Gilgamesh.
I passaggi puramente fantascientifici pullulano di trovate che denotano capacità visionarie e descrittive da vero maestro. Ci sono inoltre richiami a miti per noi ancora attuali: Dylan, i Grateful Dead, gli indiani d'America... e ci sono le estemporanee esibizioni musicali del quintetto di amici. Il tutto nella cornice surreale e surrealistica di un paesaggio che, nell'ottica odierna, appare tutt'altro che improbabile.
Per concludere, si tratta di un gran bel romanzo, e il nostro augurio è che l'autore voglia presto regalarci un'altra prova del suo straordinario talento.

Peter Patti (scrittore, traduttore, mediattivista). Agli amici del giallo e della fantascienza più noto sotto le mentite spoglie di frank’O’brain. Peter lasciò l’italico suolo nell’ormai lontano 1980 e da allora vive in Germania. È felicemente sposato. Molti dei suoi racconti sono stati più volte antologizzati.