memoriediunoperativo*

patrizio pinna - Memorie di un operativo ebook
non disponibile
info
Memorie di un operativo (mobi)
Romanzo - 800 kb
mobi - (DRM free)
Al momento non disponibile
© 1995 - Patrizio Pinna
Tutti i diritti riservati

Memorie di un operativo (epub)
Romanzo - 450 kb
epub - (DRM free)
Al momento non disponibile
© 1995 - Patrizio Pinna
Tutti i diritti riservati

Memorie di un operativo (pdf)
Romanzo - 450 kb
pdf - (DRM free)
Al momento non disponibile
© 1995 - Patrizio Pinna
Tutti i diritti riservati

Memorie di un operativo
Romanzo - 166 pag.
Brossura, copertina morbida
Al momento non disponibile
© 1995 - Patrizio Pinna
Tutti i diritti riservati
*
Al momento non disponibile per la vendita o il download.
istruzioni per l’uso
Nessuna precauzione particolare.
Memorie di un operativo al momento non è disponibile per il download o la vendita.
capii subito
1
Capii subito che c’era qualcosa che non andava.
Appena sceso dal treno notai che i movimenti della gente che si aggirava per la stazione non avevano niente di naturale. Tutti erano troppo giovani, troppo in forma, e i loro sguardi indifferenti apparivano poco naturali. Una sensazione di disagio mi attanagliò.
Allarme.
Cercai prova dei miei timori fissando lo sguardo su diverse persone che si dimostrarono indifferenti alla provocazione, arrivai a fissare una ragazza abbracciata a quello che sembrava il suo compagno sperando in una reazione. Cosmo e Daniel pensarono forse mi fossi incantato. Non sospettavano nulla loro, ma nemmeno sapevano.
Perlomeno questo era quello che speravo.
Quando uscimmo mi fermai di fronte a una macchina posteggiata per accendermi una sigaretta – il finestrino rifletteva uno spaccato dell’atrio della stazione. Instaurai una stupida conversazione per poter restare un poco fermo senza destare sospetti.
Fu allora che riflessa sul vetro vidi una ragazza – spalle eccezionali e un minuscolo seno – togliersi la camicetta senza sbottonarla. Non indossava il reggiseno e non preoccupandosi minimamente dei passanti appallottolò la camicia, ci si asciugò le ascelle e indossò una maglietta bianca. Tirai una lunga boccata soffiando il fumo in alto, verso quella palla gialla che ci dona la vita fregandosene delle nostre vicissitudini.
Qualcuno mi aveva tradito.
qualcosa
3
Finii la tequila in un fiato. La cosa si prospettava piú pericolosa di quello che immaginavo. Con la sua ultima frase Jack aveva eliminato ogni dubbio. Non mi trovavo a pochi chilometri da casa e non potevo fare affidamento sulle sue armi. Al massimo avrebbe potuto avvisare l’Ambasciata.
Peccato che io e lei non godessimo di ottimi rapporti.
La situazione si stava facendo pesante, lo scià di Persia, buttato lì nella conversazione senza uno scopo apparente, mi collocava in Asia.
Altro che villeggiatura.
Durante la naia avevo sentito parlare di innumerevoli campi d’addestramento per organismi paramilitari o terroristici, specie in paesi in cui la linea che separa le categorie è invisibile, ma questo sembrava qualcosa di veramente piú pericoloso. Questa striscia di terra aveva il clima e le caratteristiche tipiche a cui ero abituato e tutti i personaggi che vi si aggiravano possedevano una perfetta fisionomia e un accento impeccabile.
Mi accesi un’altra sigaretta cercando di tenere a bada la collera che, come un alpinista su di un colletto ghiacciato, stava tentando di guadagnare la cima picconando forte sulla via dell’addome.
Riuscii ad ammortizzare un poco il disagio razionalizzando che non era la mia vita quella che volevano, perlomeno non al momento. Una macchinazione del genere non poteva essere fine a se stessa.
Dovevano aver bisogno di me.
che c’era
2
Doveva essere una tranquilla e rilassata vacanza in una piccola località balneare poco distante dalla nostra città, mentre, per fortuna, avevo capito subito che di rilassante non ci sarebbe stato nulla. Dovevo fare una telefonata, di qui a breve tutte le linee sarebbero state interrotte.
Almeno questo è quello che mi aspettavo.
Portai i miei amici in un bar, con la scusa di brindare alla vacanza ordinai qualche giro di tequila. Fingendomi ubriaco, poi, inventai una scusa per fare una telefonata. Il cameriere m’indicò la strada per l’apparecchio e mi stupii nel constatare che quest’ultimo funzionava ancora.
Se mi permettevano di telefonare voleva dire che non immaginavano che potessi aver capito qualcosa.
«Ciao Jack, sono Bill.»
«Ciao Bill, come stai?»
che
4
Il codice riportò a galla tutto quello da cui stavo scappando. Pensavo quasi di avercela fatta: evidentemente mi sbagliavo. Se avessi risposto che tutto andava bene Jack avrebbe capito che ero nei guai:
«Molto bene Jack, sono al mare con un paio di amici, tu come te la passi?»
«Il solito, perché non sei venuto all’appuntamento ieri?»
Non provavamo da una vita, ma Jack ricordava il copione alla perfezione. A seconda della risposta gli avrei fatto capire se avevo bisogno di armi o meno.
«Mi sono svegliato tardi.»
«A che ora?»
«Alle due e un quarto, o forse era la mezza.» ovvero che avevo bisogno di armi leggere.
A questo punto avrebbe localizzato la chiamata.
«Non preoccuparti sono dovuto stare tutta la sera con mia figlia per aiutarla a preparare una relazione per la scuola, lo sapevi che Soraya fu ripudiata dalla Scià perché non aveva avuto figli.»
«Anche se l’avessi saputo me lo sarei dimenticato in fretta.»
«Già, lo immagino. Fatti sentire quando torni, stavo cucinandomi qualcosa e non vorrei bruciare tutto, ci vediamo settimana prossima?»
«Volentieri, mi faccio vivo...»
«Ok, a presto mate.»
«Ciao Jack.»
non andava
5
L’albergo non era male, la camera – spaziosa e ben arredata – aveva una splendida vista sul mare e un armadio bar fornito. Mi congedai con la scusa di una doccia, aprii l’acqua e controllai l’ambiente. La camera sembrava pulita, se non mi tenevano sotto controllo voleva dire che si sentivano troppo sicuri.
Per un attimo pensai di aver travisato tutto. Potevo aver frainteso la nuova realtà locale, coincidendo con un guasto alle attrezzature di Jack, sempre che le possedesse ancora. Anche lui era fuori dal giro da parecchi anni, ma se non si fosse tutelato non sarebbe sopravvissuto a lungo. Le dimissioni sono un lusso che quelli come noi non possono permettersi.
Mi buttai sotto la doccia, impaziente di apprendere gli sviluppi. L’adrenalina mi scorreva nelle vene come un fiume in piena, una sorta di eccitazione che ricordava le prime missioni – quando tutto era vergine – ma inquinata dalla rabbia che covavo per poter essere stato scoperto.
E tradito.
Dovevo rilassarmi, un tempo non possedevo coinvolgimenti emotivi – o comunque vi stavo alla larga – mentre adesso, volente o nolente, questi coinvolgimenti c’erano. E sarebbero anche potuti essere la mia rovina.
Mi trattenni a lungo sotto la doccia, sperando che l’acqua lavasse via anche i sentimenti, ma era difficile in quattro e quattr’otto tornare a indossare un’armatura smessa da tutto questo tempo. L’illusione di normalità con cui mi ero nutrito in questo periodo mi aveva appesantito e i vecchi abiti mi stavano stretti. Nulla sarebbe più stato come un tempo, nel bene e nel male.
Poi altri pensieri mi rapirono...