Insieme se ne andavano in discoteca a ballare, sui monti a sciare e al mare a nuotare. Andavano a Genova a mangiare il pesto, in Toscana a mangiare la fiorentina, in Trentino per le mele e a Napoli, ovviamente, a prendersi il caffè. Nulla di strano in fondo, se non fosse che lo facevano nell’ambito di ogni singolo pasto, costringendo il pilota del Lear, stipendiato dalla società stessa, a fare gli straordinari.
Le testate locali, ovviamente molto attente alla vita dei calciatori, riportavano, giorno per giorno, il menu preferito dai campioni, mentre Peragallo, un veterano delle nove colonne, sosteneva la strana teoria secondo la quale l’arteriosclerosi del loro allenatore potesse essere contagiosa. A nessun catodico poteva fregare o no se una squadra vincesse o meno le partite, lo sapevano tutti ormai che l’importante era solo lo sponsor. Questo giornalista, però, partiva da un po’ più lontano. Secondo lui il calcio era nato per pura passione invece che per profitto, quindi s’imbatté in una furiosa crociata in cui nemmeno lui riuscì a capire il proprio ruolo...
Nessuno meglio del cronista, che con i suoi articoli aveva contribuito, suo malgrado, a spodestare il vecchio mister, poteva essere più ben visto da tutta la gradinata. Peragallo dunque, tra i sensi di colpa, si ritrovò nel bel mezzo della trincea e una volta ricevuto il telegramma di convocazione, uscì dalla sala stampa del famoso quotidiano per cui lavorava e, infilatosi i pantaloncini corti, fece il suo ingresso negli spogliatoi dove i giocatori stavano preparando, mezzi nudi, una grigliata coi fiocchi su un bel fuocherello alimentato dalle panche degli spogliatoi.
La porchetta veniva dall’allevamento dei genitori del terzino sinistro, il mediano s’era incaricato di portare il vino che dalle sue parti non era affatto male, mentre i centrocampisti avevano impegnato quasi tutto il pomeriggio per riempire gli zucchini e tagliare la patate che usavano come contorno. La difesa stava apparecchiando tavola e l’arbitro, con una forchetta più lunga del normale, controllava il grado di cottura della porchetta.
L’ala destra si avvicinò al barbecue con noncuranza nei pressi delle braciole e con un gesto fulmineo, pensando di non essere osservato, s’impossessò anzitempo di una di queste. Per gli spogliatoi un sibilo assordante rimbombò odioso. L’arbitro, vigile come è giusto che sia, e a torso nudo, s’era voltato di scatto per punire il fallo con il cartellino giallo mentre la forchetta, che ancora era infilzata nella povera bestiola, fece leva lanciando quest’ultima oltre la linea delle trenta yarde.
Il guardalinee non capì subito il repentino cambio di gioco, impegnato com’era a rigirarsi il vino sulle papille gustative, ed ebbe un attimo di défaillance nel constatare di non conoscere nemmeno una regola di football americano. Decise dunque di lasciar correre e di riempirsi il bicchiere.
Fu il portiere, che per fortuna indossava ancora i guanti da forno, a placare il volo della singolare palla poco prima che questa imboccasse il vetro smerigliato del vasistas.
Peragallo si ritrovò a seguire il rapido susseguirsi delle azioni. Il mediano addetto alla cottura lo notò subito, spaesato in mezzo al campo, e rimpinguò il barbecue di altre due fiorentine: una di cinque e l’altra di dieci centimetri.
Il Mister non riuscì a obbiettare nulla alla squadra che dopo soli quaranta minuti doveva scendere in campo, specialmente dopo essersi accorto, che nella coppa del water, opportunamente sciacquata, stavano cucinando la bourguignonne.
Automaticamente Peragallo mise mano al taccuino che portava sempre con sé e iniziò ad annotare gli eventi, seguendo il tutto da semplice spettatore almeno fino a che il maître non gli indicò il suo posto. Novanta minuti dopo quello che avrebbe dovuto essere l’inizio della partita i nostri stavano ancora a tavola. A causa del vino alcuni si erano tolti le magliette, alcuni i pantaloni, altri agitavano i sospensori come bolas sudamericane... In tre erano completamente nudi.
Fuoco e brace panchine in fiamme,
braciole sfrigolanti salsicce e costate,
zucchini ripieni patate fritte,
e vino, vino, vino...
L’ala destra ha fame di vittoria
e furtivo s’avvicina al maiale...
È giallo il cartellino e cotta la porchetta
che vola oltre la meta...
È giallo il cartellino e bollente la porchetta
che scotta l’attaccante...
È giallo il cartellino, dorata la porchetta, terminati gli zucchini e...
GOL
Grande Ramirez allo scadere...
Che non aveva nemmeno digerito...